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Nel collegio calabrese il centrodestra dominava nel 2022 e domina ancora nel 2026. In mezzo c’è un generale che da solo sfiora l’11%, e un’alleanza che si allarga soltanto nel nome, perché nei voti si assottiglia come una coperta lavata troppe volte.
In Calabria non si è votato, si è fatta una radiografia, e la lastra non concede attenuanti a nessuno. Il centrodestra ha il battito regolare e il tono muscolare di chi non deve dimostrare più nulla, nemmeno a sé stesso. Nel 2022 Cannizzaro si fermava al 47,64%, nel 2026 Roscioli sale al 51,02%. Non è un andamento, è una conferma, e le conferme in politica sono più rare e più preziose delle vittorie, perché le vittorie si possono anche subire per caso, le conferme si costruiscono.
La parte migliore è il contesto. Questo risultato arriva mentre un generale corre per conto suo e porta a casa quasi l’11%, cioè una fetta di elettorato che in un mondo ordinato avrebbe dovuto pesare come un’emorragia. Ci avevano spiegato che la destra, con un competitore alla propria destra, avrebbe pagato dazio. Ci hanno raccontato l’erosione, la fuga, lo smottamento. Se questo è erodere, allora la destra ha scoperto il modo di ingrassare perdendo peso, e chi la osserva dall’altra sponda farebbe bene a chiedere la dieta.
Dall’altra parte c’è un concetto che vive benissimo nelle conferenze stampa e malissimo nelle urne. Il campo largo ha una geometria perfetta sulla carta e una resa modesta sul terreno. Nel 2022 la somma ideale di Pd, Cinque Stelle e alleati sfiorava il 41%, ed era una somma teorica, fatta a tavolino da chi correva separato e sognava di unirsi. Nel 2026 quell’unione è diventata realtà, con tanto di foto, sorrisi e strette di mano, e il risultato è il 36,59%. Si sono messi insieme e hanno perso strada. Dimostrazione matematica involontaria del fatto che l’unione fa la forza soltanto quando la forza esiste già. Quando manca, l’unione fa la somma dei problemi, e i problemi, a differenza dei voti, si sommano sempre con puntualità svizzera.
C’è poi il capitolo del Movimento, che merita una pagina a parte perché è la storia di una parabola. Nel 2022 i Cinque Stelle erano la seconda forza del collegio con il 20,35%, la locomotiva dell’anti-sistema, il partito di chi voleva far saltare il banco. Nel 2026 sono un vagone rimasto…

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